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      — Cose sue? — chiese a Sandokan.
      — Sì — rispose questi con un accento d'infinita tenerezza.
      — Sei certo che qui ritorni?
      — È il suo luogo preferito. È qui che quella divina fanciulla viene a respirare l'aria imbalsamata dai lillà in fiore, che viene a cantare le sue dolci canzoni del paese natìo ed è qui ove ella mi giurò eternamente affezione.
      Yanez staccò da un libriccino un foglietto di carta, si frugò in una tasca e trovato un pezzo di matita, mentre Sandokan accendeva un altro zolfanello, scrisse le seguenti parole:
      Siamo sbarcati ieri durante l'uragano. Domani sera, alla mezzanotte, saremo sotto alle vostre finestre. Procurate una fune per aiutare la scalata a Sandokan.
      Yanez de Gomera
      — Spero che il mio nome non le sarà ignoto — disse.
      — Oh! No — rispose Sandokan. — Ella sa che tu sei il mio miglior amico. Piegò la carta e la mise nella cesta da lavoro, in modo che si potesse subito vedere, mentre Sandokan strappate alcune rose della Cina ve le gettava sopra.
      I due pirati si guardarono in viso l'un l'altro alla livida luce d'un lampo; l'uno era calmo, l'altro era in preda ad una grande emozione.
      — Andiamo, Sandokan — disse Yanez.
      — Ti seguo — rispose la Tigre della Malesia, con un sospiro represso.
      Cinque minuti dopo varcavano le palizzate del parco ricacciandosi in mezzo alla tenebrosa foresta.
      L'APPUNTAMENTO NOTTURNOLa notte era tempestosa, non essendosi ancora calmato l'uragano. Il vento ruggiva e ululava su mille toni sotto le boscaglie, torcendo i rami delle piante e facendo volteggiare in alto masse di fogliame, piegando e sradicando i giovani alberi e scuotendo poderosamente quelli annosi.


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Le Tigri di Mompracem
di Emilio Salgari
pagine 343

   





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