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      Ci volle ancora una buona mezz'ora perché giungesse alla distanza desiderata da Sandokan.
      Già le sue palle cominciavano a cadere sul ponte del praho, quando la Tigre, slanciandosi bruscamente già dalla murata, si collocò dietro al mortaio. Un raggio di sole era sorto dal mare, illuminando le vele del praho.
      — Ed ora a me!... — gridò Sandokan, con un sorriso strano. — Yanez, metti il legno attraverso il vento!...
      Un istante dopo il piccolo veliero si poneva attraverso al vento, rimanendo quasi in panna.
      Sandokan si fece dare una miccia che Paranoa aveva già accesa e si curvò sul pezzo, calcolando collo sguardo la distanza.
      Il legno da guerra, vedendo il veliero ad arrestarsi, approfittava per tentare di raggiungerlo. S'avanzava con crescente rapidità, fumando e sbuffando ed alternando colpi di granata e proiettili pieni. Le schegge di ferro balzavano per la coperta, forando le vele e recidendo le corde, scivolavano sulle piastre, stridendo e maltrattando i madieri. Guai se quella pioggia fosse durata solamente due minuti. Sandokan, impassibile sempre continuava a mirare.
      — Fuoco! — gridò ad un tratto, facendo un salto indietro.
      Si curvò sul fumante pezzo, trattenendo il respiro, colle labbra strette e gli occhi fissi dinanzi a sé, come se volesse seguire l'invisibile traiettoria del proiettile.
      Pochi istanti dopo una seconda detonazione scoppiava al largo. La bomba era scoppiata fra i raggi della tambura di babordo, facendo saltare, con inaudita violenza, le ferramenta della ruota e le pale.


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Le Tigri di Mompracem
di Emilio Salgari
pagine 343

   





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