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      «Ah! tu ti lamenti — continuò guardando il mare, che gorgogliava dinanzi la prua del veloce legno. — Tu gemi, tu non vorresti diventare di quegli uomini, tu non vorresti tornare tranquillo come prima che io qui giungessi, ma credi che anch'io non soffra? Se fossi capace di piangere, da questi occhi schizzerebbero non poche lagrime.
      «Orsù, a che lamentarsi ora? Questa fanciulla divina mi compenserà di tante perdite.»
      Portò le mani alla fronte come se volesse scacciare i pensieri che gli tumultuavano nell'ardente cervello, poi si raddrizzò e a lenti passi scese nella cabina. S'arrestò udendo Marianna a parlare.
      — No, no — diceva la giovanetta con voce affannata. — Lasciatemi, non appartengo più a voi.. Sono della Tigre della Malesia... Perché volermi separare da lui?... Via quel William, io lo odio, via... via!...
      — Sogna — mormorò Sandokan. — Dormi sicura fanciulla che qui non corri pericolo alcuno. Io veglio e per strapparti a me bisognerà che passino sul mio cadavere.
      Aprì la porta della cabina e guardò. Marianna dormiva respirando affannosamente e agitava le braccia come se cercasse di allontanare una visione. Il pirata la contemplò alcuni istanti con indefinibile dolcezza, poi si ritirò senza far rumore ed entrò nella sua cabina.
      All'indomani il praho, che aveva navigato tutta la notte con velocità ragguardevole, si trovava a sole sessanta miglia da Mompracem. Ormai tutti si consideravano al sicuro, quando il portoghese che sorvegliava con grande attenzione, scorse una sottile colonna di fumo che pareva si dirigesse verso l'est.


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Le Tigri di Mompracem
di Emilio Salgari
pagine 343

   





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