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      — La Tigre della Malesia non ha mai tremato dinanzi alla morte.
      — Lo so. Voi l'avete sfidata in cento e più abbordaggi e tutti sanno che voi siete l'uomo più coraggioso che viva nel Borneo.
      — Allora ditemi tutto.
      — Non vi siete ingannato, voi sarete appiccato.
      — Avrei preferito la morte dei soldati.
      — La fucilazione, è vero?
      — Sì — rispose Sandokan.
      — Io invece vi avrei risparmiata la vita e vi avrei dato un comando nell'esercito delle Indie — disse il tenente. — Uomini audaci e coraggiosi come voi sono rari al giorno d'oggi.
      — Grazie della vostra buona intenzione, ma essa non mi salverà dalla morte.
      — Pur troppo, signore. Cosa volete? I miei compatrioti, pur ammirando il vostro straordinario valore, hanno sempre paura di voi e non vivrebbero tranquilli anche se vi vedessero lontano da qui.
      — Eppure, tenente, quando voi mi avete assalito io stavo per dare un addio alla mia vita di pirata ed a Mompracem.
      «Volevo andarmene assai lontano da questi mari, non perché temessi i vostri compatrioti, poiché se l'avessi voluto, avrei potuto radunare nella mia isola migliaia di pirati e armare centinaia di prahos, ma solo perché io, incatenato da Marianna, dopo tanti anni di sanguinose pugne, desideravo la vita tranquilla accanto a colei che amavo. Il destino non ha voluto che io potessi realizzare quel caro sogno, e sia. Uccidetemi pure: saprò morire da forte.»
      — Non amate più adunque lady Guillonk?
      — Se l'amo! — esclamò Sandokan con accento quasi straziante. — Voi non potete farvi un'idea della passione che quella fanciulla ha fatto nascere nel mio cuore.


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Le Tigri di Mompracem
di Emilio Salgari
pagine 343

   





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