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      Quanto ha d'ardire ciascuno dalla natura o dall'arte, altrettanto in guerra ei ne mostra. Vano è l'esortare coloro, che non per gloria si destano, e non per pericoli: sordi il timor li fa essere. Io, per rimembrarvi alcune cose soltanto, e darvi ad un tempo ragione del mio operare, vi aduno. Già voi sapete quanta rovina abbia Lentulo a se procacciata e a noi tutti, colla inerzia e dappocaggine sua; e come gli invano aspettati sussidj mi abbiano la via delle Gallie intercetta. Sappiate ora dunque voi pure quant'io, qual è il nostro stato. Di verso Roma da Antonio, di verso le Gallie da Celere, fra due nemici siam colti. Il bisogno di viveri, la necessità d'ogni cosa, ci vietan lo starci dov'or ci troviamo, ancorchè il coraggio nostro il volesse. Qual via che scegliate, sgombrarvela è forza col ferro. Vi esorto perciò a raccoglier da prodi il vostr'animo, e ricordarvi nel venire alla pugna, che le ricchezze, gli onori, la gloria, la libertà, e la patria, in mano vostra son poste. La vittoria ci assicura le vettovaglie, i municipj e le colonie disserraci: ma se al timore cediamo, noi troverem tutto avverso: luogo non rimanendo, nè amici, in difesa di quelli che schermo farsi non sepper coll'armi. Nè un impulso istesso, o soldati, incalza ora noi e i nemici: noi per la patria, per la libertà, per la vita; di mal animo essi per la potenza di pochi combattono. Memori perciò del prisco valore, fieramente investiteli voi. In vergognosissimo esiglio gran parte strascinar della vita, o in Roma dalle ricchezze altrui risarcimento aspettate alle vostre; sì turpe stato a voi parve intollerabile per uomini veri, e per uscirne quest'armi impugnaste.


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C. Crispo Sallustio tradotto da Vittorio Alfieri
di Gaius Sallustius Crispus
1807 pagine 161

   





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