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      Scorta e signore della mortal nostra vita è la mente; questa, ove alla vera gloria pel sentier di virtù c'indirizza, più che bastante riesce a renderci forti ed illustri; questa non ci sottopone alla sorte, la quale a niun uomo l'onestà l'industria od altro pregio può dare, nè togliere. Ma, se da prave voglie signoreggiati, all'ozio alle voluttà vilmente serviamo; se a poco a poco, pel non adoprarle, la forza e le doti dell'ingegno si scemano, e il tempo ne manca; cagione de' danni nostri noi stessi, vogliam pure noi la innocente natura incolparne. Che se gli uomini con tanta intensità alle vere cose attendessero, con quanta le fallaci le inutili e spesso le perigliose ricercano, reggerebbero essi la Fortuna, non ella loro; ed a quella grandezza perverrebbero, che immortal gloria procaccia ai mortali.
     
     
      II.
     
      Anima e corpo l'essenza dell'uom componendo, le cose sue tutte dalla natura dell'uno o dell'altra derivano. Le gran ricchezze perciò, la bellezza, la forza, e altri simili pregj del corpo, in breve tutti svaniscono: ma i felici sforzi dell'ingegno riescono, siccome l'anima loro madre, immortali. I beni in somma della sorte, siccome hanno principio, hanno fine: che quanto nasce, tramonta; quanto si accresce, declina. Ma incorruttibile ed eterna la mente, legge dell'uomo primiera, ella opera, regge, soggioga le cose tutte, nè mai a veruna soggiace. Tanto più strana dee quindi parere la depravazion di coloro, che in grembo alle voluttà ed al lusso, infingardi sen vivono; di coloro, che tante e sì varie strade onde chiara fama si ottiene, non calcano; e l'ingegno, quella sovrana dote de' mortali, negletto ed ozioso intorpidire nella dappocaggine lasciano.


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C. Crispo Sallustio tradotto da Vittorio Alfieri
di Gaius Sallustius Crispus
1807 pagine 161

   





Fortuna