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      E giŕ Silla con l'esercito stanco della marcia notturna allo spuntar del Sole accampavasi, quando i Mauri precursori ad annunziare gli vengono essersi Giugurta posato a due miglia. A una tal nuova atterriti i Romani davvero, si credettero traditi da Volúce, e colti alla rete. Volevano alcuni, che cotanta fellonia non rimanesse impunita, e che se ne pigliasse col ferro vendetta.
     
     
      CVII.
     
      Tal era altresě il parere di Silla; ma volle pure che si rispettasse nel Mauro il diritto delle genti. Rinfrancava intanto i soldati, ammonendoli: "Che non sarebbe giŕ questa la prima, ove pochi prodi avrebbero trionfato d'una moltitudine: quanto piů disperatamente, tanto piů sicuramente combatterebbesi: troppo sconvenirsi a chi l'armi ha fra mani, il cercar nella fuga salvezza; il dar per timore le inermi spalle al nemico." Quindi, attestando egli l'altissimo Giove della fellonia di Bocco, a Volúce come conscio di tal insidia comandň d'uscirne del campo. Protestava questi piangendo: "Non esservi inganno suo, ma accortezza bensě di Giugurta, che aveva spiato il loro cammino. Del resto, (dicea) che Giugurta, non avendo seco gran gente, ed ogni sua speranza e forza traendo egli da Bocco, a nulla attentato sarebbesi dov'era il figlio di Bocco. Onde, il miglior partito pareagli, di attraversar francamente il campo Numida. Egli Volúce, preceder farebbe o lascierebbe indietro i suoi Mauri, o solo intanto passerebbe al fianco di Silla per mezzo alle forze di Giugurta." Approvato il consiglio, tosto eseguivasi.


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C. Crispo Sallustio tradotto da Vittorio Alfieri
di Gaius Sallustius Crispus
1807 pagine 161

   





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