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      Sabato sera, si rite recolo, vene nova qui che a Viterbo erano intrati li Gateschi con molta gente, et cum aliquot hominum caede. Haveano posto a sacco 14 case, et el gubernatore, el qual è l'arcivescovo de Zara, vix in arcem evaserat, et essendo romaso el suo cavalo a uno servitore suo el qual il volse francare, li fo getada meza testa in terra con una ronconata. Le altre cosse a menuto non le ho molto cerchate, nisi quantum ad aures fama protulit. La madona de Pesaro, essendosi già più mesi partito de qui suo marito poco concorde, se n'andò in uno monasterio de monache chiamato San Sixto, et ancora hè lì. Se dice la voleno dare a uno principe che fo figlio al conte Averso, et scaziato già del reame e stato in Valenza, al qual prima era promessa et da lui sposata quando fo data a questo, non obstante che quello habbia un'altra moglie ex qua jam geminam suscepit prolem: cum quid illi vix semel est concessum nectendi ac solvendi quicumque libuerit super terras, ita dicitur. Praeterea: si dice che a li dì passati uno prete, che dorme sopra la capella de Santo Pietro, sentito in giesia gran strepito et levatosi, [657] vidit lampades ignitas ac accensas circumferri usquequaque, nullo quod appareret impellente. El dicto prete la matina, nam hoc noctu peractum est, ne forte se Deus praeberet, non disse niente. Et el zorno, essendo menate a la colona una fanaticha, chiamò el prete et domandò se 'l havesse auto paura la nocte de dicti fuochi. Qui, admiratus narò la cossa a li compagni, quali constringendo quella domandorono de quelle lampade.


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I Diarii
Tomo I - parte seconda
di Marino Sanuto
Editore Visentini Venezia
1879 pagine 1013

   





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