Pagina (1106/1294)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

      Lo qual, vedendo che li galioni li montavano, se messe a remo et prorezava; et cadauna fusta remurchiava la galia, che dà ad intendere che erano mal de hordine de gente, o che le galie erano dure a lo remo. Lui non fece lanterna, et li nostri perdeteno de vista; et a li 21 de l'instante tuta nostra armata, de velle 20 infra grande et picole, intrò in lo porto de Lero. Ha donato lo soccorsso di provisione dispendute et altre cosse neccessarie. Hanno contato in la montagna 230 fosse, dove sono sepulti turchi, oltra quelle che sono abasso al porto. Li calogeri di Pelamosa, li qual portono presenti a Camalì, 3 bovi, 6 capre et altritanti montoni, et 30 zare de vino, et altre cosse, hanno ditto che erano morti più di 500, et feriti una infinitate; et che l'armata se retrovava molto mal tratata. De li oppidani sono morti XI, et tutti de spingarda, et feriti altritanti. Ditto Camalì ha mostrato homo da pocho coragio, imperhò che una sola volta è desmontato in terra, et venuto a mezo lo camino de la montagna di Cano. È rimasto gran inimicho del capetanio superstite, lo qual si tene sbefato et vergognato da lui, et non ha voluto tornar insieme. Li oppidani narano, che in quella armata, ultimate, era più de 4000 homini, imperhò che Cortogoli ogni zorno con sue fuste tragetava zente, et in Turchia fazevano cride, che chi voleva andar a dar socorsso a Camallì, haveria soldo et grande parte de la preda, in modo che per la cupidità del vadagno, et parte per lo odio a nui portano, era passato uno numero infinito; et ne meravegliamo che Camallì, con velle circha 40, non habbi voluto aspetar i nostri, et che sola la phama de la nostra armata lo habia fato levare de la sua impresa.


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

I Diarii
Tomo VII
di Marino Sanuto
Editore Visentini Venezia
1882 pagine 1294

   





Lero Pelamosa Camalì Camalì Cano Cortogoli Turchia Camallì Camallì