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      Et al conte di Luna, che 3 giorni prima era andato a trovarlo in posta, ordinò di scriver al re Catolico sopra il decreto "Proponentibus legatis", essortando quella Maestà in nome suo a contentarsi di non cercar rivocazione, né decchiarazione; e quando pur restasse dubio a Sua Maestà che, non decchiarandosi, potesse apportar pregiudicii a' futuri concilii, si poteva, quando fosse bisogno, in fine di quello far la decchiarazione. Et essendogli andata notizia che a Roma et in Trento si trattava di proceder contra la regina d'Inghilterra, scrisse al pontefice et a' legati che, non potendosi aver quel frutto che si desiderava dal concilio di veder una buona unione in tutti li catolici a riformar la Chiesa, almeno non si dasse occasione agl'eretici d'unirsi tra loro maggiormente, che se gli prestava col trattar di proceder contra la regina d'Inghilterra; perché da quello senza dubio gliene sarebbe nata una lega generale di tutti contra li catolici, la qual averebbe partorito grand'inconvenienti; e fu cosí efficace l'ammonizione dell'imperatore, che il papa fece desistere in Roma e revocò la commissione data a' legati in Trento.
     
     
      [Disputa di precedenza tra Francia e Spagna in concilio]
     
      Dopo che il papa disgustò li spagnuoli, non avendo dato luogo all'ambasciator in Roma, per aquietarli ascoltò la ricchiesta di Vargas, che per piú giorni assiduamente l'aveva molestato con instanzia che, sí come s'era trovato modo come il conte ambasciator del suo re in Trento potesse intervenire nelle congregazioni, cosí, approssimandosi il tempo di celebrare la sessione, la Santità Sua trovasse via come potesse intervenirvi.


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Istoria del Concilio Tridentino
di Paolo Sarpi
pagine 1561

   





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