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      Il massimo è assegnato in 34' 16", il minimo in 29' 27". I moderni danno 32' 55" e 29' 30". Sembra che questo variare del diametro apparente avrebbe dovuto indurli ad inferirne una corrispondente regolare variazione nella distanza della Luna ed a tentare di costruire la vera forma dell'orbita percorsa dalla Luna nello spazio. Niente indica però che i Babilonesi si curassero d'altro che di rappresentare empiricamente con numeri i moti apparenti. Di una ricerca sulle distanze della Luna o degli astri innumerevoli del cielo i documenti esaminati dal P. Kugler non hanno presentato finora alcuna traccia.
      L'altra particolarità concerne la determinazione delle sizigie eclittiche, e il calcolo della grandezza delle eclissi che in esse avvengono. La loro teoria delle eclissi di Luna non era, nella parte geometrica, dissimile dalla nostra. Essi però stabilivano come limite di una eclisse lunare possibile una latitudine della Luna di 1° 44'; a cui, ponendo 5° come inclinazione dell'orbe lunare, corrisponde una distanza 20° 18' della Luna dal nodo. I moderni calcolatori adottano 13° 2l'. Questa grande differenza indica che il limite è stato determinato calcolando per le piccole eclissi osservate la distanza della Luna dal nodo, la quale dalle loro imperfette teorie non poteva non riuscire qualche volta erronea di parecchi gradi. Che cosa pensassero sulla causa dell'oscurazione del disco lunare non si può argomentarlo neppure per congettura. Certamente non si può dubitare che le loro predizioni si verificassero assai spesso, e non mancassero che nelle eclissi di minor conto.


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Scritti sulla storia della astronomia antica
Tomo I
di Giovanni Virginio Schiaparelli
pagine 604

   





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