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      Che tal corrispondenza fosse riguardata come norma di perpetuo uso, si può rilevare anche da questo: che Nehemia nelle sue Memorie autobiografiche si serve dei soli nomi babilonesi, e non trova necessario, parlando ad Israeliti, di darne la traduzione secondo i nomi del calendario rituale429. Inoltre il profeta Zaccaria (I, 2), dopo aver nominato l'undicesimo mese ebraico, come spiegazione aggiunge: questo è il mese di Schebat. L'identità qui è espressa nello stesso modo assoluto che nel I dei Re si usa pei mesi fenici, e naturalmente la conseguenza è la stessa. Analoghe espressioni assolute d'identità si trovano in più luoghi del libro d'Ester e dei libri dei Maccabei430, sui quali sarebbe inutile far commento speciale, la cosa essendo per se certa e come tale ammessa da tutti.
      Così noi siamo venuti alla conclusione che il popolo d'Israele, durante il periodo biblico della sua esistenza, ha fondato le sue intercalazioni della 13ª luna e le conseguenti determinazioni del principio dell'anno, del mese pasquale, dei riti concernenti il principio e la fine della mietitura ecc., sopra indicazioni dovute allo studio e alla perizia di dotti stranieri, che nulla probabilmente sapevano della religione ebraica. Come dunque è avvenuto, si domanderà, che nei due calendari fenicio e babilonese siasi trovato un mese così appunto collocato rispetto alle stagioni, da poter ogni anno corrispondere alla maturazione delle spiche in Palestina, e da poter quindi servire agli Israeliti come primo mese e come mese pasquale?


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Scritti sulla storia della astronomia antica
Tomo I
di Giovanni Virginio Schiaparelli
pagine 604

   





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