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      Le molte vie che descrivono i pianeti, crede egli rappresentino i giri molteplici che fanno le curve apparenti del loro corso specialmente durante le retrogradazioni; nel che senza dubbio s'inganna, perchè Clinia assicura all'ospite Ateniese, che queste molte vie furono da lui riconosciute nei pianeti; ma che pel Sole e per la Luna sono evidenti anche al volgo. Onde è manifesto, che questa moltiplicità si riferisce al moto elicoide, non alle retrogradazioni, che per il Sole e per la Luna non esistono.
      Un'altra prova, che nella mente di Platone non era il sistema di Copernico, si ha nel luogo, dove si afferma, che l'astro in apparenza più tardo è in realtà il più veloce, e inversamente: il che abbiam veduto collimare benissimo attribuendo al moto della Terra la rivoluzione diurna, e considerando la Luna e Saturno come astri delle velocità e tardità estreme: con che non solo il luogo in questione riceve la sua interpretazione più naturale, ma offre anche un notevole parallelismo con un altro passo del Timeo (vedi pp. 220-221). Gruppe invece, poichè non può introdurre in comparazione Mercurio, che è il pianeta di rivoluzione più veloce nel sistema copernicano, ravvisa nei due astri delle velocità estreme la Terra e la sfera stellata. Ora potrebbe ancora l'interpretazione andar bene per la Terra; ma che la sfera delle stelle si chiami un astro sembra affatto fuor di luogo. Inoltre, non è vero che la sfera stellata sia in realtà l'astro tardissimo, perchè è immobile; e ciò che è immobile, non è nè tardo nè veloce.


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Scritti sulla storia della astronomia antica
Tomo I
di Giovanni Virginio Schiaparelli
pagine 604

   





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