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      In questo focolare risiedendo il principio motore di tutte le sfere, la Terra, come prima e più prossima ad esso, doveva aggirarglisi intorno col moto della maggior rapidità; quindi alla Terra fu dato il moto di rotazione diurna secondo i poli dell'equatore. Il rimanente dei corpi celesti si avvolgeva intorno al fuoco centrale, che era nel medesimo tempo il centro della Terra, conciliandosi così il sistema di Filolao, con quello esposto da Platone nel Timeo. Tale può credersi fosse la serie di idee che rese plausibile la rotazione della Terra ad Eraclide, ad Ecfanto e ad altri Pitagorici, dei quali parlano uno scoliaste anonimo d'Aristotele (Doc. XXIV) e Simplicio (Doc. XXV) nel Commentario ai libri de Coelo. Simplicio anzi sembra riguardare questi come i veri Pitagorici, quelli che meglio intendono la cosa. Che costoro adottassero anche il moto rotatorio, è chiaramente iudicato dalla parola ?e??µe??? applicata alla Terra dallo scoliaste anonimo. In tale sistema la Luna era considerata come rappresentante dello scomparso Antichthon, e riguardata come una Terra eterea, dividente il regno delle cose terrestri e corruttibili dalle celesti ed incorruttibili.
      Lo scoliaste anonimo accenna anche ad una divisione dell'universo in dodici parti, la quale però sembra un portato della scuola neo-pitagorica. Secondo questa divisione, otto parti erano costituite dalle sfere celesti, tre altre da tre elementi, cioè dall'aria, dall'acqua e dalla Terra, e l'ultima dal fuoco centrale. Posteriormente fu completato l'avvicinamento al sistema comunemente ricevuto, col rinunziare alla rotazione della Terra.


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Scritti sulla storia della astronomia antica
Tomo I
di Giovanni Virginio Schiaparelli
pagine 604

   





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