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      Tale è la concatenazione di osservazioni e di ragionamenti che condusse finalmente un greco di genio a ravvisare la vera configurazione del sistema planetario, se non come cosa reale, almeno come cosa possibile. In essa non vi è alcun grado che abbia potuto presentare qualche grave difficoltà. La strada era assai più breve e più semplice di quella che ha dovuto percorrere Copernico partendo dagli epicicli tolemaici. Se infatti consideriamo la forma meccanica sotto cui Tolomeo ha presentato il suo sistema (specialmente la separazione del centro dell'eccentrico dal centro del moto angolare sull'epiciclo) troveremo che il punto di passaggio da quel sistema a quello di Copernico era ottimamente mascherato, per guisa che gli astronomi durante l'intervallo di tredici secoli non seppero ravvisarlo. Al contrario presso i Greci bastò una generazione per passare dalle rozze speculazioni di Filolao e di Platone all'idea di Copernico. A noi non è possibile dire, se questa idea, divenuta pubblica per mezzo degli scritti di Eraclide Pontico, da cui la trassero Posidonio e il suo abbreviatore Gemino, abbia trovato subito in Grecia chi la svolgesse ulteriormente. Circa mezzo secolo dopo, Aristarco di Samo se ne impadronì, e la rese celebre coll'autorità del suo gran nome.
      Aristarco di Samo è sopratutto celebre come astronomo e come matematico; ma è poco divulgato aver egli nei suoi giovani anni atteso alla filosofia peripatetica sotto Stratone Lampsaceno, che succedette nel Liceo a Teofrasto successor d'Aristotele, e trattò con predilezione le cose naturali, ond'ebbe il nome di fisico606. Aristarco non fu soltanto uomo puramente speculativo, come i filosofi di cui finora abbiamo ragionato: egli diventò geometra valente, come appare dal libro Sulle grandezze e sulle distanze del Sole e della Luna, che resta di lui.


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Scritti sulla storia della astronomia antica
Tomo I
di Giovanni Virginio Schiaparelli
pagine 604

   





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