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      Plutarco107 e Diodoro108 attribuiscono l’invenzione degli epagomeni ad Ermete ed all’epoca degli Dei connettendola con certa ridicola favola. Censorino109 l’attribuisce ad un certo Arminon, nome corrotto dai manoscritti, secondo Boeckh110. Con maggior precisione Sincello l’attribuisce ad un re del suo canone egiziano, il cui nome è Aseth, e che viveva, secondo lui, nell’anno — 1778111. Bunsen112 considera questa relazione come storica, e colloca conseguentemente il cominciamento del re Aseth nell’anno — 2782, cioè quasi mille anni prima dell’epoca assegnatagli da Sincello. Finalmente lo Scoliaste di Platone113, citando Manetone, attribuisce la forma definitiva dell’anno vago al re Sa?tes, che fu il primo dei Pastori, e che è uno dei personaggi più certi delle liste manetoniche. Secondo quest’autore Sa?tes avrebbe portato il mese da 29 ½ giorni a 30 giorni coll’aggiunta di 12 ore in ciascun mese; poi ai 12 mesi dell’anno avrebbe aggiunto 5 giorni, ottenendo così la durata di 365 giorni. Questa narrazione può essere perfettamente vera, quando si tratti, non dell’anno egiziano, ma dell’anno usato dai Pastori, di cui Sa?tes (da altri detto Silites o Salathis) era il capo. Infatti è noto come gli Arabi da tempo immemorabile usano l’anno lunare di 354 giorni, che è il più conveniente ai figliuoli del deserto, non legati alla terra da lavori agricoli di nessuna specie. Tale era senza dubbio l’anno dei Pastori, che si ritengono con molta probabilità venuti dall’Arabia o da qualcuno dei paesi confinanti.


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Scritti sulla storia della astronomia antica
Tomo III
di Giovanni Virginio Schiaparelli
pagine 336

   





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