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      Quello sarà, per esempio, Mosè trovato dalla principessa egiziana: momento essenzialissimo per la storia; il senso reale invece, il vero dato dell'intuizione, è un trovatello che una donna salva dalla sua culla natante – episodio che può essere accaduto sovente. Solo il costume può qui far conoscere a un uomo colto che si tratta di quel determinato fatto storico; ma il costume, se ha valore per il senso nominale, è indifferente per il reale: poi che quest'ultimo conosce soltanto l'uomo come tale, e non le forme occasionali. Soggetti presi dalla storia non hanno alcun vantaggio su quelli che, tolti dalla semplice possibilità, non possono avere un titolo individuale, bensì generale: imperocché ciò, che veramente importa nei primi, non è l'individuale, non è il singolo fatto per se stesso, bensì quanto vi si contiene d'universale, l'aspetto dell'idea d'umanità, che per suo mezzo si esprime. D'altronde non sono perciò punto da rigettare anche determinati soggetti storici: ma in questo caso la vera mira artistica, sia del pittore sia dello spettatore, non tende a ciò che v'ha d'individuale, a ciò che propriamente costituisce la nota storica, bensì all'universale, che vi si esprime, all'idea. Inoltre vanno scelti solo quei soggetti storici, in cui la sostanza sia davvero rappresentabile, e non vada invece aggiunta col pensiero: che altrimenti il senso nominale troppo si allontana dal reale; e ciò che innanzi al quadro non è che pensato, diviene l'elemento più importante, a danno di ciò che è intuito.


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Il mondo come volontà e rappresentazione
Tomo II
di Arthur Schopenhauer
pagine 368

   





Mosè