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      Questa cifra va in realtà almeno decuplata per tutte le stelle vicine, perchè soltanto pochissime hanno ben assicurato più di un decimo di secondo di parallasse; onde la grandezza dell’orbita che la Terra descrive intorno al Sole, benchè abbia 296 milioni di chilometri in diametro, non apparisce di colà che un punto impercettibile. Colla lor mole molte nebulose planetarie superano parecchie volte in grandezza le dimensioni di questo grand’orbe.
      11.° Calcolando con queste proporzioni dietro gli elementi più probabili della fotometria, e dei moti proprii, la distanza degli altri oggetti a cui possono arrivare i più forti strumenti herscheliani, si trova che essa è tale, che la luce deve impiegare un tempo 312 volte più lungo per arrivare a noi, che per le stelle di prima grandezza, aventi un decimo di secondo di parallasse, cioè 10,000 (dieci mila) anni!
      12.° Ma benchè immenso sia questo spazio, pure esso non costituisce il limite reale del creato, perchè non solo gli strumenti herscheliani non arrivavano a penetrare neanche tutto lo strato galassico nella sua profondità, ma nè anche vi arrivano gli attuali che sono di molti doppii superiori a quelli, come i colossi di Lord Rosse, di Lassell, di Melbourne in Australia, di Washington, di Parigi, ecc., onde il firmamento è per noi impossibile a scandagliare (unfathomable).
      Esso però non può dirsi infinito; nessuna cosa composta di enti distinti e discreti può essere infinita[85]. Ma sebbene non assolutamente infinito, il mondo per noi è come se lo fosse.


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Le stelle
Saggio di astronomia siderale
di Angelo Secchi
Editore Dumolard Milano
1877 pagine 362

   





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