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      Oh, ei li sa i numeri, perché come andrebbe tanta gente da lui? Ma a me non me li ha voluto dare, e l’ho pregato come si prega un santo. Voi anche li sapete, e non siete monaco voi, e potete sollevarmi”. Io sorrisi e cercai di levargli dal capo quella fantasia: ma fu niente: ogni volta che entrava nella mia stanza, mi guardava fiso un pezzo, poi chiudeva gli occhi e sospirava.
      Costui non era un tristo uomo, e volentieri si intratteneva meco a parlare per quella sua sciocca speranza. E un altro giorno mi disse: “Ieri s’è aperta la strada ferrata sino a Portici. C’era il re, c’era una compagnia di lancieri con le banderuole spiegate fuori i vagoni. Quanta gente di qua e di là! In quindici minuti si è volati a Portici. Che bellezza! quindici minuti! e si anderà sino a Castellammare in un’ora! Signore mio, il mondo s’è mutato. Se vedeste la via Toledo che la sera è illuminata a gas, vi parrebbe una galleria, una sala da ballo. Ma io spero di vedervi presto passeggiare per Toledo, e salutarvi, e allora vi ricorderete di me”.
      Nel 1839, fu fatta, prima in Italia, la ferrovia tra Napoli e Castellammare dov’è la regia casina di Quisisana ed un ramo fu prolungato sino a Nocera, dov’è un quartiere di soldati. Di poi fu fatta l’altra fra Napoli e Caserta per congiungere le due reggie, come sta scritto su la medaglia coniata per memoria del fatto; e fu prolungata sino a la fortezza di Capua; con un ramo che giungeva a Nola, altro quartiere di soldati. Così re Ferdinando non abborriva le ferrovie come il papa, ma le faceva poche e brevi unicamente per raccogliere subito le milizie e per assicurare la sua dominazione, non per utile alcuno dei popoli.


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Ricordanze della mia vita
Volume Primo
di Luigi Settembrini
pagine 271

   





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