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      E i deputati? Stettero sino all’ultimo, cedettero a la forza, si sciolsero ad un’intimazione del generale Nunziante, e al chiarore che dirimpetto mandava il palazzo Gravina in fiamme uscirono fra soldati, e ciascuno prese la sua via. Quando cominciò il conflitto che fu dopo le undici del mattino, tutti i ministri corsero dal re a pregarlo ordinasse cessare il fuoco. “E voi ordinate disfare le barricate.” “Non abbiamo questo potere, nessuno più ci ascolta.” “E nemmeno io posso far cessare il fuoco. Andate: io non ho più bisogno di voi: ma preparatevi al redde rationem”. Lo Scialoia si slanciava per rispondere, il Conforti lo ritenne per un braccio, dicendo: “Che fai? perdi te e noi”. E tra i ghigni minacciosi dei cortegiani uscirono. Dimandai ad un mercante venuto da Napoli: “E la costituzione?” “Non ci pensate più. Hanno messo lo stato d’assedio: Napoli è tutta occupata da soldati che comandano e si fanno ubbidire. Mi hanno detto che si è pubblicato un proclama del re, ma non l’ho letto, né ci credo. Le ferrovie sono chiuse, e non ci si transita più: e a la stazione di Napoli ci sono soldati a cavallo che fanno la guardia con le pistole impugnate.” Intanto correvano molte voci: che alcuni paesi vicini si erano levati in armi; che la città di Salerno, il Cilento e tutta la provincia avevano preso le armi, e le genti venivano sopra Napoli, e le guidava Costabile Carducci che aveva fatta la rivoluzione in gennaio, e i ragazzi gridavano per le vie: “Mo’ vene don Costabile”; e le donne dicevano: “Mo’ arriva don Costabile, e povere noi!


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Ricordanze della mia vita
Volume Primo
di Luigi Settembrini
pagine 271

   





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