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      Io con la signora Agresti, la signora Dono, ed altre mogli de' tuoi compagni di sventura, ed altre donne pietose ti aspettai nel cortile della Vicaria. Vidi scendere la lunga catena, tu andavi legato con Agresti. Oh come si commossero nel vedermi quelle anime generose! Oh con che sentimento mi strinsero la mano e mi diedero un addio il barone Poerio e Vincenzo Dono! Essi a me io a loro dicevamo: "Coraggio, coraggio". L'anima mia aveva mille commozioni, mi sentiva la gola stretta.
      Dopo che passaste tutti, noi prendemmo le carrozze, e vi accompagnammo fino alla darsena. Là mi levai nella carrozza, ti vidi l'ultima volta, salutasti me ed i figli, e dicesti col volto, con gli occhi, col fazzoletto tante cose, entrasti e non ti vedemmo più.
      Con le altre donne disgraziate ci mettemmo in un battello per vedervi sul vapore: ma non potemmo avvicinarci, e tornammo a terra; dove trovammo un gran popolo che piangeva e dimandava, ed avrebbe voluto vedervi. Venivano attorno a noi; onde io mi congedai dalle amiche sventurate, e con Peppino tuo fratello salii in carrozza, e tornai a casa dove cercai un poco di solitudine. Rimasi sola coi cari figli miei nella casa piena di lutto. Rimasi miseramente mesta ed addolorata; e tale sarà, o mio carissimo Luigi, la tua sventurata moglie sintanto che Iddio non ti restituisce a me ed ai cari figli nostri, che sono rimasti senza padre.
      L'ergastolo di Santo Stefano
      Notizie storiche
     
      L'isoletta, o per meglio dire lo scoglio di Santo Stefano, lontana circa un miglio da Ventotene, è sita rimpetto a Gaeta, distante da essa un trenta miglia, ventiquattro da ischia, venticinque da Ponza: ha un circuito minore di due miglia, non altri edifizi che l'ergastolo, non altri abitatori che i miseri condannati, i loro custodi, poche capre che danno latte per gl'infermi, e qualche asino.


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Ricordanze della mia vita
Volume Secondo
di Luigi Settembrini
pagine 356

   





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