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      Ieri sera mentre eravamo tutti coricati, e Gennarino mi narrava ciò che tante volte mi ha narrato, e che sempre mi par nuovo e mi dà nuovo dolore, il penoso viaggio che egli fece da Pescara a Gaeta, il dottore Innocenzo Veneziano che udì questo discorso, ci narrò distesamente come per ventisette giorni dall'ultima Reggio sino a Napoli egli con suo fratello, con Francesco Bellantonio, e con una quindicina di malfattori, fu menato a piedi, legato i polsi dalle manette, le braccia dalle funi; così mangiavano, così dormivano e solamente quattro volte in ventisette giorni furono disciolti dalla crudelissima catena ond'erano legati giorno e notte, perché fermaronsi quattro volte in quattro carceri sicuri. Gli strazi patiti dal povero dottore, dal fratello podagroso, condannato alla galera ed ora nel bagno di Procida, e dal giovane Bellantonio sono stati l'argomento d'un lungo e doloroso ragionamento iersera, e di un crudele sogno che io ho fatto stanotte. Nel quale mi pareva di essere anch'io legato così e trascinato dai gendarmi, e sentiva ribollirmi tutto il sangue agli insulti che quella gente stoltamente e ferinamente crudele faceva a me ed agli altri: e parevami che io avessi a un subito tanta forza da sciogliere tutti, ma non me stesso che mi sentiva legato da mani e da piedi da' gendarmi che solo me volevano trascinare per terra per vendicarsi di me che aveva sciolti gli altri.
      L'ergastolo è la casa de' sogni: qui si sogna ad occhi aperti, e ad occhi chiusi: perché la speranza, che è il sogno de' desti, ci fa parlare il giorno, ci muove il cervello la notte.


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Ricordanze della mia vita
Volume Secondo
di Luigi Settembrini
pagine 356

   





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