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      Si compiaccia V. E. di fare accettare dal re questa mia irrevocabile rinunzia". Il Bozzelli non l'accettò, e non la ricusò: ma io non andai più al ministero, e mi posi tranquillamente ad insegnare.
      Né mai si potrà dire che io rinunziai perché abborriva quel governo ed amava le sedizioni. Dappoiché nel mese di giugno, mentre più ferveva la insurrezione in Calabria, io invitato dal deputato Faccioli andai in sua casa, dove trovai i deputati Poerio, Wallin, Iacampo, ed altri, tra i quali si discuteva del modo di aiutare il governo costituzionale e persuadere gli elettori ad andar nei collegi e nominare i deputati. Si decise di fare un manifesto, e fu dato a me l'incarico di scriverlo. Io lo scrissi, ed approvato da tutti con poche modifiche fu stampato. Questo manifesto fu creduto allora una scrittura di un retrogrado, e fu bruciato pubblicamente in provincia di Lecce come cosa scellerata. Io che lo scrissi, ora sono accusato come autore di proclami rivoluzionari. Gli uomini non cangiano sì presto, né io ho mutato né muterò mai sentimenti.
      Intanto il Bozzelli per buona opinione che aveva di me proponeva al re di darmi il terzo del soldo in pensione ma io gli scriveva questa lettera.
      Sento il dovere di ringraziarla che ella presentando al re la mia rinunzia ha proposto che mi si dia una pensione di quaranta ducati al mese; e la prego di ringraziare in mio nome la maestà del re che generosamente ha approvata questa proposta. Ma ella mi permetta che io le dica di non potere accettare la munificenza del principe, perché io sono stato in uffizio un mese e mezzo, non ho reso alcun grande servigio, e non merito pensione.


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Ricordanze della mia vita
Volume Secondo
di Luigi Settembrini
pagine 356

   





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