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      E non solo di opere d'arte, il grande lusso della vita, ma anche di ben dirigere le industrie ella si occupò con fine e tenace intelletto. Soleva comandare e scegliere le più belle stoffe, non solo per sè, ma per tutta la Corte; ordinava maioliche a Faenza, vetri a Venezia, mobili ai più esperti lavoratori, e persino si occupò, tale fu in lei l'istinto dell'ottimo, di migliorare le razze degli animali.
      Per gli oggetti antichi ebbe un vero culto, alimentato da un infallibile discernimento; anzi, questo culto le fece una volta commettere un atto che dovette costarle un violento sforzo sopra se medesima: si rivolse a Cesare Borgia, ch'ella detestava, perchè volesse cederle un «Cupido» di cui le era giunta fama, e ch'essa si struggeva di possedere.
      È bensì vero che il Valentino si affrettò, galantemente, di soddisfare il desiderio della bella signora: la quale fu, poi, punita di quell'atto non conforme al suo carattere, perchè il «Cupido» era opera, bellissima sì, ma moderna.
      Imparentata con tutte le Corti d'Italia Isabella vi faceva visite frequenti, e dovunque andasse regnava, per la sua grazia; e dappertutto suggeva, come ape dai fiori, il miele di ogni nuova e buona idea, di ogni costumanza gentile, di cognizioni e di amicizie preziose. Tornata in patria, faceva tesoro di quanto aveva veduto ed appreso, e non si stancava di migliorare e di abbellire: così, per lei, sorse, nel più bel foro di Mantova, una statua di Virgilio.
      Il suo «studiolo», così ella chiamò, e con tal nome divenne celebre, un appartamento di poche stanze, era il sancta-sanctorum, il cuore della Reggia: e la fama che ne giunge a noi è fatta a posta per giustificare l'amore che per il dolce suo nido ebbe la magnifica signora.


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Femminismo Storico
di Sfinge
Editore La Poligrafica Milano
1901 pagine 117

   





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