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      Se sono in faccia a Dio ed agli uomini valutate in tutto uguali le anime dell'essere umano, non sarebbe per lo meno strano che uguali non fossero anche i cervelli? Non fatemi dunque della vecchia retorica, o avversari forti e cortesi, perchè la retorica è indegna di voi: e non fatemi nemmeno della scienza, perchè voi mi parlereste certo del peso dei cervelli, di capacità cranica, o che so io: ed io parerei il colpo con questo fiero fendente: ecco un cervello di donna, quello di Giorgio Sand: pesatelo, e vediamo se esso possa tenere in giusto equilibrio la vostra terribile bilancia di giudici. Va bene così? No, Giorgio Sand non ha paura di paragoni, giacchè ella siede, per diritto divino, all'ideal banchetto degli eletti, tra coloro ch'ebbero la fronte consacrata dal bacio del Nume.
      La critica, questa specie di araldica della grande aristocrazia dello spirito, riconosce e proclama nobili i segni del suo blasone: ella è veramente di grande razza. Poichè possiede la forza del pensiero indagatore che illumina per lei, il mondo, e vince l'impenetrabilità delle cose: e la potenza di trasmetterne altrui la visione oggettivata: e possiede la classica perfezione dello stile, senza la quale un'opera d'arte non potrà mai essere vitale.
      Sotto la Restaurazione, il romanzo, che s'era già acclimato all'ombra dei bei gigli d'oro di Francia, ma non vi aveva ancora assunto lo scettro del comando universale, tuonò di alcune voci che furono udite e seguite fin dove respiri l'uomo civile. Quella di Vittor Hugo che vide il mondo come dall'alto di una gigantesca rupe: e ne avemmo la vertigine dell'altura: quella di Onorato di Balzac, che vide il mondo come veramente e tristemente esso è, col suo acuto occhio d'aquila: ed avemmo l'eterna commedia umana: quella di Giorgio Sand, che vide il mondo a traverso il suo proprio sogno: e ne avemmo il romanzo idealista, di cui forse è il Futuro.


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Femminismo Storico
di Sfinge
Editore La Poligrafica Milano
1901 pagine 117

   





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