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      Ma che diranno questi valenti uomini se, non ostanti le ciance loro, si dimostrerà che la donna bella debbe essere amata e apprezzata grandissimamente, e per contrario che la donna brutta qual nimico della natura e dell'uomo debbe essere fuggita, sprezzata e aborrita?
      In prima si legge che quello Giacob, uno de li tre patriarchi, uomo degno di essere imitato da tutti, di modo amò Rachele, giovane bellissima, che per averla per sua moglie non [42v] li rincrebbe servire quattordeci anni Labano, padre di quella: Genesi cap. 26; per il che si può vedere che egli fece questo essendo ella bellissima, sì come annotò il principe delle sentenze san Tomaso nel lib. 4 nella distinzione 30.
      Similmente è una legge nel Deuteronomio cap. 21 la qual dice: "Se vedrai nel numero de' pregioni una donna bella e la vorrai per moglie, tu la dei menare a casa tua".
      Alla contraria di questa è un'altra legge nel detto Deuteronomio, cap. 24, la qual dice: "Se la donna non piacesse al marito per qualche bruttezza, si facia il libello del ripudio".
      Oltre queste, la bruttezza notabile (come nei Libri decretali si legge, nel cap. Quemadmodum, versiculo quod si post de iureiurando) la qual vien dopo i sposalici dà giusta causa per l'adietro di potersi fare il divorzio. La qual cosa, insieme con la sopradetta legge del Deuteronomio, apertamente mostra che la bruttezza della moglie molto è sprezzata da i mariti, e tanto dispiace a quelli [43r] quanto qualunque altra cosa, e per questo essi ripudiano quelle e desiderano altre moglie belle.


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La difesa per le donne
di Vincenzo Sigonio
pagine 140

   





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