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      Per cui forsi ha detto Porfirio che li demonii, gli animi de' quali sono iniqui, hanno anco li corpi bruttissimi. Né è da lasciare a dietro quello che Plutarco e altri hanno detto di Filopomene, de' Greci capitanio illustrissimo, la cui istoria in questo proposito è dignissima da essere notata.
      Filopomene dunque di bellezze fu poco dotato, e aspettandosi la sua venuta in Megara e mettendosi in ordine un sontuoso e magnifico convito con solennissimo apparato in casa d'uno suo amico, e in questo mezzo essendo egli in casa prima de tutti entrato, [53v], la moglie dell'amico, credendo, sì per la bruttezza del volto, come anco per la vesta di poco valore, che egli fosse alcuno mandato inanti da esso capitanio per l'importanza della cosa, lo pose a stellare legne; il che facendo lui con somma diligenza, sopraggionse l'amico, il qual commosso della indegnità della cosa disse: "Che cosa vuol dire questo, o Filopomene?" A cui egli in lingua dorica rispose dicendo: "Io pago la pena della mia bruttezza".
      Séguita poi la mosaica legge approbata da li romani pontefici, la qual proibisce che quello il qual fosse del corpo brutto overo viciato non potesse offerire il pane a Dio né avicinarsi al ministerio di quello, sì come è scritto nel Levitico, cap. 21. La qual legge approbando San Gregorio, sopra il cap. Hinc etenim, 44, approva che i vici del corpo e le macchie hanno segni de i vici dell'animo. Nella cui sentenza è parimente San Girolamo scrivendo A Fabiola della vesta sacerdotale, dicendo: "Si comanda a li sacerdoti che siano senza macchia, [54r] che non abbiano l'orecchie tagliate, che non abbiano il naso di simia, che non siano guerzi, zoppi né abbiano mutato il colore della pelle, le qual cose tutte si referiscono anco a li vici dell'animo".


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La difesa per le donne
di Vincenzo Sigonio
pagine 140

   





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