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      I nobili, circondati dai campagnuoli loro vassalli, trovarono fuori delle mura il vantaggio del numero, ed intrapresero il blocco della città che continuarono pel corso di alcuni anni. Lanzone, sempre alla testa del partito del popolo, risolvette alla fine di portarsi in Germania per ottenere la protezione di Enrico III. Quel monarca che non vedeva senza inquietudine rendersi le città indipendenti, accolse con piacere quest'occasione per ristabilire la propria autorità in Milano. Offerse perciò a Lanzone quattromila cavalli, e chiese caldamente che fossero ricevuti in città. Lanzone, tornato a Milano, annunciò questo soccorso al popolo onde rilevarne il coraggio abbattuto dalla fame; ma il popolo s'accorse che la vendetta d'una fazione riduceva la sua patria nell'antica dipendenza. Entrò in trattative(435) coi capi della nobiltà, e facendo loro sentire il comune pericolo, li ridusse finalmente a segnare una pace che loro lasciava una parte del governo della città senza escluderne affatto il popolo(436).
      Dopo questa guerra fino a quella di Como, che formerà l'argomento del susseguente capitolo, ci si presenta un vuoto nella storia delle repubbliche lombarde e di tutte le città dell'alta Italia. È questo uno spazio di settant'anni, ne' quali questa infelice contrada fu il teatro delle più strane rivoluzioni e delle più accanite guerre; duranti le quali tutti gli scrittori contemporanei non fanno verun cenno intorno allo stato politico delle città. La guerra delle investiture e delle vicende degl'imperatori e dei papi venne ampiamente descritta, ma da autori quasi tutti tedeschi.


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Storia delle repubbliche Italiane dei secoli di mezzo
Tomo I
di Jean-Charles-Léonard Simonde de Sismondi
1817 pagine 281

   





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