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      Temendo che Federico facesse tener dietro i fatti alle minacce, uomini, donne, fanciulli, lavoravano notte e giorno con instancabile zelo per mettere la loro città in istato di vigorosa difesa, rinforzando le mura, coprendole di macchine da guerra, e facendo delle piatta-forme con alberi ed antenne di navi. Non trascurarono intanto di mandare una onorata deputazione di magistrati all'imperatore, tra i quali trovavasi pure lo storico Caffaro. Seppero questi così opportunamente impiegare l'accortezza e le ragioni, e mostrarsi ad un tempo sommessi e coraggiosi, che Federico si accontentò di ricevere dodici mila marche d'argento in tacitazione d'ogni sua pretesa126.
      Supponeva l'imperatore che le decisioni della Dieta di Roncaglia lo assolvessero dall'osservanza del trattato fatto coi Milanesi, e quindi sottrasse Monza alla loro giurisdizione, quantunque gli avesse assicurato il possedimento di tutto il territorio, tranne Lodi e Como. Poco dopo li privò pure dei contadi della Martesana e del Seprio, investendone un nuovo Signore; pose guarnigione tedesca nel castello di Trezzo, e, per far cosa grata ai Cremonesi, ordinò che si distruggessero le mura di Crema. Mandava in pari tempo a Milano il suo cancelliere per sostituire il podestà ai consoli in onta alla letterale convenzione del trattato di pace127; perchè il popolo risguardando quest'atto come un aperto oltraggio, prese furibondo le armi, e sforzò il cancelliere a sortire all'istante dalla città: nè i Cremaschi avevano diversamente trattato il messo che loro recava l'ordine di atterrare le mura.


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Storia delle repubbliche Italiane dei secoli di mezzo
Tomo II
di Jean-Charles-Léonard Simonde de Sismondi
1819 pagine 316

   





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