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      Gli Anconitani sostennero tante miserie con una costanza senza esempio, perchè da più giorni non avevano veruna notizia de' loro deputati. Giunti questi a Ferrara trovarono in Guglielmo Marchesella e nella contessa di Bertinoro due fedeli e zelanti amici. Il primo, non bastando il danaro portato dagli Anconitani per assoldare la truppa che credeva necessaria all'impresa, obbligò tutto il suo patrimonio ed il suo credito per una grossa somma presa a censo. Alle truppe di Marchesella la contessa aggiunse tutti i suoi vassalli; in modo che si formò un'armata di dodici coorti di cavalleria, cadauna di duecento uomini, e d'un corpo ancora più numeroso di pedoni; la quale s'avanzò all'istante per il territorio di Ravenna, da cui con uno stratagemma eransi fatti allontanare i nemici, che ne occupavano la strada. Il quarto giorno s'accampò sul monte di Falcognara, dalla di cui sommità scoprivasi in distanza di quattro miglia Ancona ed il magnifico suo golfo. Quando fu notte Guglielmo Marchesella ordinò ad ogni soldato di attaccare alla sua lancia due o tre lumi; poi discese alla loro testa il rovescio della montagna, facendo occupare alle sue genti la maggiore estensione possibile. Gli avamposti dell'arcivescovo, ingannati dalla quantità dei lumi, credettero l'armata più numerosa di quel ch'era veramente. L'arcivescovo stesso, spaventato dalle grida di gioja dei soldati, che facevan eco alle esortazioni di Guglielmo e della contessa, e dalle grida degli Anconitani che dal portico della cattedrale vedevano avanzarsi i loro liberatori, diede ordine di ritirarsi.


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Storia delle repubbliche Italiane dei secoli di mezzo
Tomo II
di Jean-Charles-Léonard Simonde de Sismondi
1819 pagine 316

   





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