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      CAPITOLO XVII.
     
      Ultimi anni del regno di Federico II. - Assedio di Parma. - Rivoluzioni in Toscana. - Tirannia d'Ezelino.
     
      1245 = 1250.
     
      La perseveranza dei papi nel perseguitare un intero secolo tutti i principi della casa di Svevia fino all'epoca in cui l'ultimo rampollo di questa sventurata ed illustre famiglia perì sopra un palco, è una cosa tanto più notabile, in quanto lo spirito del cristianesimo aveva cominciato ad addolcirsi; e le costumanze e le opinioni non riconoscevano più la pretesa superiorità de' papi sul potere temporale. Lo stesso monaco Matteo Paris, che minutamente descrisse le circostanze del processo intentato a Federico avanti al concilio di Lione, assicura che gli assistenti non l'udirono pronunciare senza stupore e raccapriccio62. Da una parte i Pauliciani avevano scossa colle loro prediche la credenza dell'infallibilità papale, specialmente nella Lombardia, ov'eransi moltiplicati assai; e dall'altra il risorgimento delle lettere non era meno contrario alla servitù imposta dalla superstizione. Non si conoscevano allora che tre classi di letterati, giureconsulti, grammatici e poeti, i quali tutti in fatto di religione tenevano opinioni abbastanza liberali; e siccome erano da Federico favoreggiati e protetti, abbracciavano quasi tutti la sua causa contro la santa sede. Tra gli storici coetanei di questo principe o de' suoi figli, molti, e forse i migliori sono apertamente ghibellini63. La maggior parte de' gentiluomini che avevano colle azioni loro acquistato qualche diritto alla pubblica opinione, il Salinguerra, i signori da Romano, i marchesi Pelavicino e Lancia, stavano per Federico: la metà delle città libere avevano anch'esse abbracciata la medesima causa; e tra queste la potente repubblica di Pisa, che lo ajutava con tutte le sue forze, disprezzava i fulmini del papa per servire l'imperatore.


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Storia delle repubbliche Italiane dei secoli di mezzo
Tomo III
di Jean-Charles-Léonard Simonde de Sismondi
1817 pagine 326

   





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