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      Federico giaceva infermo quando Pietro gli si presentò col medico ch'egli aveva guadagnato, il quale gli offrì come medicina una bevanda avvelenata. Il principe, nell'atto di accostare il nappo alla bocca, disse ai traditori: io credo che voi non vogliate darmi veleno. Pietro, turbato a un tempo e sorpreso, si dolse di un dubbio che faceva torto alla sua lealtà, chiamandosene altamente offeso: ma Federico, rivolgendosi in atto minaccioso al medico, gli porse il calice, ordinandogli di beverne la metà. Il medico sbigottito finse d'inciampare e lasciò cadere il calice in terra; ma Federico fatto raccogliere quanto si poteva della sospetta bevanda, la fece dare ad un condannato a pena capitale, che morì all'istante. Avute così evidenti prove del delitto, l'imperatore ordinò che il medico perdesse la vita sul palco, e che Pietro delle Vigne fosse abbacinato; ma questi diede del capo contro il muro con tanta violenza, che si spaccò il cranio, e morì dopo pochi istanti73. Matteo Paris è il solo storico contemporaneo che parli circostanziatamente della morte di quest'uomo straordinario; e non bastano a smentirlo le vaghe ed incerte relazioni degli scrittori guelfi de' tempi posteriori. Non devo per altro lasciar di dire che nel secolo decimoquarto credevasi comunemente che Pietro fosse stato vittima della calunnia; onde Dante, ponendolo tra i suicidi nell'inferno, gli fa dire: Canto XIII, vers. 70:
     
      «L'animo mio, per disdegnoso gusto,
      Credendo, col morir, fuggir disdegno,
      Ingiusto fece me contro me giusto.


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Storia delle repubbliche Italiane dei secoli di mezzo
Tomo III
di Jean-Charles-Léonard Simonde de Sismondi
1817 pagine 326

   





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