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      Credette Federico giunto l'istante opportuno d'atterrire gli assediati con sanguinose esecuzioni. Fece dunque condurre nel prato di Flazano, a due tiri di balestra dalle mura, quattro prigionieri parmigiani, due gentiluomini, e due borghesi, e fece loro tagliar il capo, proclamando in pari tempo che ogni giorno, finchè s'arrendesse la città, farebbe morire quattro Parmigiani, e mille ne teneva allora Federico in poter suo; ma il podestà ed i consiglieri, cui il consiglio generale aveva dati illimitati poteri per la difesa della città, presero le più rigorose misure per impedire che dal campo imperiale si recasse notizia di quanto accadeva; onde il pericolo che correvano tanti cittadini, non consigliasse i loro parenti ed amici a qualche atto di debolezza. Molte spie e messi, che tentarono di penetrare nascostamente in città, furono colti dalle guardie del podestà, ed abbruciati nella pubblica piazza, talchè niuno della città osò parlare di entrar in trattati col nemico. Frattanto nel susseguente giorno erano stati decapitati due altri prigionieri, e tutti gli altri minacciati dello stesso destino, quando i soldati di Pavia che militavano nel campo dell'imperatore, lo supplicarono ad accordar loro la vita de' prigionieri. «Noi siamo venuti, gli dissero, per far guerra ai Parmigiani, ma colle armi e sul campo di battaglia, non per far il carnefice.» L'imperatore si lasciò placare, e da quel punto il suo campo non fu più macchiato da così odiose esecuzioni80.
      Non era lontano l'inverno, e tutto annunziava che l'assedio non sarebbe così presto ridotto a termine; onde Federico che non voleva scostarsi dalla città ribelle, risolse, per assicurare alla sua armata più tollerabili quartieri d'inverno, di fabbricare una città, cui diede il nome di Vittoria, nella quale, poichè si fosse impadronito di Parma, pensava di trapiantarne gli abitanti.


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Storia delle repubbliche Italiane dei secoli di mezzo
Tomo III
di Jean-Charles-Léonard Simonde de Sismondi
1817 pagine 326

   





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