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      Sembra che il capo de' gentiluomini, Paolo di Soresina, non avesse un carattere così deciso: sempre disposto a riconciliarsi colla fazione nemica, non ebbe difficoltà di maritare sua sorella con Martino della Torre, rendendosi egualmente sospetto alle due fazioni. Ma il vero capo della nobiltà era l'arcivescovo frate Leone da Perego. Probabilmente questo accorto prelato, non osando di mostrarsi armato alla testa d'una fazione, aveva egli stesso suggerito di fare in apparenza capo dei nobili un uomo senza energia, onde poterlo dominare a sua voglia.
      L'attentato di un gentiluomo che uccise un suo creditore, perchè lo stringeva al pagamento, pose le armi in mano ai due partiti. Dopo avere spianata fino ai fondamenti la casa dell'uccisore, il popolo scacciò tutti gli altri nobili dalla città; i quali nel mese di giugno del 1257 si adunarono intorno all'arcivescovo, e, soccorsi dai Comaschi loro alleati, presero i castelli del Seprio, della Martesana, di Fagnano, di Varese ed altre importanti terre. Il popolo sotto il comando di Martino della Torre trasse fuori di città il carroccio per ridurre al dovere i gentiluomini; ma in molte scaramucce rimase perdente; e quando tutto si apparecchiava per una battaglia generale, s'interposero gli ambasciatori delle città vicine, e persuasero le due fazioni a sottoscrivere una pace, in forza della quale i nobili tornarono in città. Il solo arcivescovo non potè approfittarne, e morì poco dopo in Legnano, lasciando la sua fazione senza capo208.
      Non si tardò a vedere che questo trattato tra il popolo ed i nobili non aveva chiaramente fissati i diritti degli uni e degli altri, e convenne di prevenire la discordia, che dopo pochi anni andava ripullulando, affidando a sessantaquattro arbitri nominati metà per parte, l'incumbenza di stendere un nuovo trattato, che assegnasse ad ogni ordine i rispettivi privilegi in un modo irrevocabile, e che, prevedendo tutti i casi, e scendendo a tutti i particolari, non lasciasse verun appiglio a nuove contese.


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Storia delle repubbliche Italiane dei secoli di mezzo
Tomo III
di Jean-Charles-Léonard Simonde de Sismondi
1817 pagine 326

   





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