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      Dopo il 1249 questa elezione diventò assai più complicata. Trenta membri estratti a sorte in tutto il consiglio si riducevano a nove con una seconda estrazione. Questi dovevano scegliere a pluralità di sette suffragi quaranta membri dello stesso consiglio, che poi la sorte riduceva a dodici. In appresso i dodici ne nominavano venticinque, che la sorte nuovamente riduceva a nove; i nove ne nominavano quarantacinque, e questi erano dalla sorte ridotti ad undici, i quali finalmente nominavano i quarantuno elettori del doge, che dovevano eleggerlo colla maggiorità di venticinque suffragi220. Alcuni scrittori risguardarono questa complicazione della sorte e dell'elezione come una mirabile invenzione politica. Sarebbe per altro difficil cosa il circostanziare i vantaggi proprj di così intralciata combinazione, e forse que' medesimi che l'inventarono non seppero prevederne verun utile risultato. Poteva con questo metodo eleggersi un doge di Venezia, perchè doveva soltanto rappresentare e non agire: ma quando il capo dello stato deve esercitare le funzioni di giudice, o di amministratore, o di generale, con questo metodo non si otterrà che per accidente la scelta del più degno.
      È cosa naturale che i Veneziani non si prendessero troppa cura delle cose d'Italia, e che, tranne i pochi soccorsi dati all'armata crociata contro Ezelino, non ci abbiano data occasione di parlare delle loro guerre. Le conquiste che fatte avevano grandissime in Levante, domandavano per conservarle sforzi tanto superiori ai loro mezzi, che tutta l'attenzione dei capi della repubblica era rivolta a quella sola parte.


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Storia delle repubbliche Italiane dei secoli di mezzo
Tomo III
di Jean-Charles-Léonard Simonde de Sismondi
1817 pagine 326

   





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