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      Il padre di Doro, Guglielmo, lungi dall'approvare una tanto odiosa vendetta eseguita contro un suo parente, risolse di comporre con una luminosa soddisfazione la lite che poteva dividere la sua famiglia. Consegnò lo stesso Doro tra le mani del padre adirato, facendogli dire, che a lui rimetteva il castigo di un uomo che, malgrado il suo delitto, non lasciava di essere ancora parente dell'offeso; ma questo padre, chiamato Gualfredo, insensibile alla generosità del suo procedere, volle infliggere a Doro una punizione eguale all'offesa, gli tagliò una mano sopra una mangiatoia di cavalli, lo ferì nel viso com'era stato ferito suo figlio, ed in tale stato lo rimandò al cancelliero nero, incaricandolo di dire a suo padre, che col ferro e non colle parole si guarivano somiglianti ferite81.
      Da una banda e dall'altra era stata commessa un'atroce azione, ed i Cancellieri d'ambo i rami per il proprio riposo, come per l'onore della loro patria, avrebbero oramai dovuto abbandonare i colpevoli alla vendetta delle leggi, e rifiutare di armarsi a favore di uomini che avevano infamato il loro nome con azioni tanto inumane; ma così non era allora avvezza a giudicare la nobiltà italiana82. I Cancellieri bianchi ed i Cancellieri neri mostraronsi egualmente disposti a vendicare l'offesa da ognun d'essi ricevuta; e perchè colle loro parentele e relazioni abbracciavano tutte le famiglie nobili di Pistoja, le strascinarono tutte nella loro lite. Nè vi prese parte la sola nobiltà cittadina, che tutti pigliarono le armi i loro vassalli e clienti nel territorio pistoiese, e tutta la Montagna fu in guerra pei Bianchi e pei Neri.


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Storia delle repubbliche Italiane dei secoli di mezzo
Tomo IV
di Jean-Charles-Léonard Simonde de Sismondi
1817 pagine 288

   





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