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      E siccome non è mai vero che una qualunque classe abbia sola un interesse sempre conforme a quello dello stato, potevano vittoriosamente rispondere alle allegazioni de' gentiluomini. Questi pretendevano di alimentare il popolo, perchè tutto il grano raccoglievasi nelle loro terre; i mercanti perchè somministravano al popolo tutto il danaro per comperarlo. Avevano ancora fatto assai più; avevano dato ai gentiluomini i mezzi per coltivare le terre: ed i frutti della campagna non sono meno dovuti al terreno che li porta, che al capitale mobiliare che li fa nascere. È vero che i negozianti non danno garanzia allo stato, anzi ne esigono una essi dallo stato, la libertà. Fedeli alla patria finchè si manteneva libera, e ne avevano date luminose prove in tempo delle sue calamità, non erano uomini che un tiranno potesse cogliere ed incatenare. In mezzo al libero mare, o viaggiatori in mezzo a nazioni schiave, maturavano nell'esilio i giorni della vendetta e della libertà; mentre i nobili, venduti ora agl'imperatori ora ai condottieri, oppure ai piccoli tiranni che avevano eretto un principato in mezzo ai loro eguali, avevano pur troppo provato ch'essi lasciavansi incatenare dalle loro proprietà territoriali, e che tali proprietà non erano già una guarenzia del loro amore per la patria, ma della loro obbedienza in tempo di pace al padrone, qualunque egli si fosse, e della viltà loro in tempo di guerra in faccia a qualsiasi nemico purchè potesse occupare o guastare le loro campagne. Finchè i nobili veneziani, dedicati interamente alla mercatura, non possedettero poderi al di là delle loro lagune, sprezzarono gli sforzi de' barbari e dell'intera Europa alleata contro di loro: ma quando investirono una porzione delle loro fuggitive fortune nell'acquisto di fondi in terra ferma, s'attaccarono essi medesimi al collo quella catena colla quale ogni potente nemico poteva legarli.


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Storia delle repubbliche Italiane dei secoli di mezzo
Tomo IV
di Jean-Charles-Léonard Simonde de Sismondi
1817 pagine 288

   





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