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      Il vocabolo tregua era la parola d'ordine del suo partito; i contadini del piano e della montagna, che ardentemente desideravano la cessazione delle ostilità, risguardavano l'abate quale loro salvatore80.
      Sembrava non per tanto impossibile che così accaniti nemici, com'erano i Fiorentini ed i Lucchesi, volessero accordare una tregua parziale al territorio di Pistoja che li divideva. Ma Castruccio conobbe i vantaggi che poteva ottenere grandissimi dall'innalzamento dell'abate di Pacciana; previde ch'egli solo raccoglierebbe i frutti di tutte le piccole astuzie del monaco diventato sovrano, e che approfitterebbe della sua debolezza. Il monaco promettevagli segretamente di dargli in mano la città quand'egli ne fosse padrone, e Castruccio fingeva di credergli e mostravasi disposto ad entrar seco in negoziazioni per la tregua: d'altra banda i Fiorentini mandarono subito deputati a Pistoja per chiedere al popolo di non impegnarsi in separati trattati, onde non esporsi agl'inganni del tiranno lucchese: offrirono in pari tempo di spedire a Pistoja sufficienti soccorsi per impedire che il suo stato fosse guastato dai nemici.
      L'abate di Pacciana accoglieva prima degli altri i deputati fiorentini, offrendosi mediatore presso al popolo, come tra lo stesso popolo e Castruccio; sembrava ch'egli si occupasse continuamente di conciliare ogni cosa, e sostenendo le apparenze di conciliatore andava sempre più affezionandosi i contadini ed il popolo. Come questi però vedeva che la tregua non facevasi mai, prese le armi il lunedì di Pasqua 10 aprile del 1322, e, conducendo l'abate quasi in trionfo, s'impadronì delle porte, del palazzo del pubblico, del campanile e delle mura; ed ovunque si mutarono le guardie, sostituendovi le persone più ben affette all'abate.


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Storia delle repubbliche Italiane dei secoli di mezzo
Tomo V
di Jean-Charles-Léonard Simonde de Sismondi
1817 pagine 298

   





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