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      La notizia della presa di Pistoja giunse a Firenze mentre il popolo trovavasi adunato per una solenne festa. Nella stessa mattina la repubblica aveva armati cavalieri, il giudice esecutore dell'ordinanza di giustizia, ed un contestabile tedesco; onde i priori coi nuovi cavalieri, tutti i magistrati ed i principali cittadini trovavansi ad un banchetto. Eransi poste le tavole nella chiesa di san Pietro Schieraggio, le quali furono rovesciate nell'istante che si seppe essersi Castruccio impadronito di Pistoja; e perchè non potevasi credere che fosse interamente perduta, sperando che la guarnigione che v'era stata mandata difenderebbe almeno una porta, tutti corsero alle armi, e le compagnie della milizia si avanzarono lo stesso giorno fino a Prato, ove seppero circostanziatamente il tradimento di Filippo de' Tedici; e conoscendo che Pistoja era del tutto perduta, tornarono tristissimi a Firenze101.
      All'indomani della caduta di Pistoja il capitano che i Fiorentini avevano assoldato, entrò solennemente in città. Era quello stesso Raimondo di Cardone che aveva comandate le truppe della lega guelfa contro Matteo Visconti ed i suoi figliuoli. Dopo essere stato costretto del 1323 a levare l'assedio di Milano, fu fatto prigioniero da Galeazzo Visconti, che lo aveva posto in libertà per intavolare col di lui mezzo una negoziazione colla chiesa, non altro avendo da lui richiesto che il giuramento di non portare le armi contro i Ghibellini. Il papa non contento di rigettare tutte le proposizioni fattegli da Cardone, lo assolse dal giuramento e lo mandò ai Fiorentini.


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Storia delle repubbliche Italiane dei secoli di mezzo
Tomo V
di Jean-Charles-Léonard Simonde de Sismondi
1817 pagine 298

   





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