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      Questa sedizione era scoppiata il 21 maggio, e lo stesso giorno ne fu data notizia ai Lucchesi, i quali credettero giunto l'istante della loro liberazione. Carlo IV aveva di già fatto travedere d'essere loro favorevole, e la sedizione di Pisa doveva tenerlo più fermo in queste disposizioni, mentre i Pisani trovavansi indeboliti dalle domestiche loro discordie e dalla diffidenza in cui si trovavano rispetto all'imperatore.
      I Lucchesi si procurarono delle armi; fecero, durante la notte, avanzare fin presso le mura tutti i contadini delle campagne, che non erano meno di loro zelanti della libertà; ed all'indomani Lucca avrebbe spezzate le sue catene, se i suoi antichi cittadini fossero stati chiamati soli a parte del segreto de' congiurati. Ma quando Mastino della Scala aveva ceduto i castelli di Val di Nievole ai Fiorentini, alcuni zelanti Ghibellini di questa provincia avevano abbandonata la loro patria per ripararsi in Lucca. Costoro temevano assai più il trionfo de' Guelfi che la servitù, temevano che i Lucchesi, tornati in libertà, non s'associassero ai Fiorentini, e palesarono ai Pisani le segrete pratiche dei Lucchesi. I Garzoni ed i Bardini, famiglie trapiantate da Pescia a Lucca, posero de' segni sulla torre ghibellina, che osservati e ripetuti dalle guardie accantonate sul monte san Giuliano, fecero conoscere a Pisa il pericolo in cui si trovava la guarnigione di Lucca342; imperciocchè i contadini armati, che occupavano tutte le uscite della città, non lasciavano passare i corrieri343.


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Storia delle repubbliche Italiane dei secoli di mezzo
Tomo VI
di Jean-Charles-Léonard Simonde de Sismondi
1818 pagine 301

   





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