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      Fassio, incaricato dalla questura ad assistere alla nostra liberazione, volle farci sospirare, pių che fosse possibile, un tanto agognato momento! Eravamo una lunghissima fila, ognuno che usciva dalla stanza provocava in tutti un sospirone che si poteva tradurre in queste parole: Lui felice... ed io pure, che mi avvicino alla liberazione!
      Venne la mia volta. Entrai: Il commissario mi abbordō subito con queste parole: Lei č di Firenze?
      - Sissignore!
      - Vuoi fare il viaggio a spesa sue, o a conto della questura?
      - Ma io voglio restare in Livorno
      - Č impossibile!
      - Se ci ho i miei interessi!
      - Non importa: lei č di Firenze e deve tornare a Firenze!
      - Ma questa č bella!
      - O bella, o brutta... tali son gli ordini.
      Strana logica invero questa della polizia! se nel mio interrogatorio avessi detto di essere del Missisipė chi sa che la questura non mi avesse spedito gratis fino a quelle lontane regioni!... Ah! averlo pensato!!
      A tutti gli altri fu fatta la medesima proposizione: tutti accettammo di andare a spese nostre, decisi di tentare ogni via per sfuggire ai questurini.
      - Domani si presenteranno al questore in Firenze - Disse allora il Fassio con tuono burbanzoso e poi volgendosi al Piccini aggiunse: lei mi par pių serio degli altri, farā da capo squadra... Alla stazione gli accompagneranno le guardie, nč li lascieranno fino a che non avranno preso il biglietto.
      Un'altra speranza che si dileguava! Bisognerā tornare per forza donde eravamo partiti con tutta allegrezza.
      - Possono andare... e si sbrighino perchč il vapore parte a momenti.


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Da Firenze a Digione
Impressioni di un reduce garibaldino
di Ettore Socci
Tipografia sociale Prato
1871 pagine 297

   





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