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      Se si fa un paragone tra qualunque delle nostre città nel 1866 e Marsiglia nel 1871, bisogna in coscienza affermare che noi, quantunque corrotti, siamo molto, ma molto superiori, se non altro nell'amore di patria, alla città più spinta del mezzogiorno della Francia.
      Né solamente le classi agiate se la spassavano, bastava andare sul porto per potere esser certi se quel popolo lì, aveva intenzione di concorrere alla guerra! Le infinite baracche dei saltimbanchi, i giuochi improvvisati lungo la strada, la gente che si affollava intorno ad un vaporino che conduceva intorno il porto, i cantastorie ambulanti ci offrivano un bel colpo d'occhio, ma ci raffermavano sempre più nella nostra opinione. È vero che tra gli altri sollazzi vedemmo anche un tiro al bersaglio e in questo servivano di mira due Prussiani più grandi del naturale; ma a che prò sciupare la polvere contro i Prussiani di carta, quando si fuggiva a rotta di collo davanti a quelli di ciccia?
      La molta gente che interrogammo, ci rispose facendo voti, per la pace; il commercio incagliato, i guadagni diminuiti parlavano nel cuore di tutti quegli uomini, più della voce della patria tradita. Noi pensammo che era ben difficile che la Francia potesse pigliare una rivincita.
      In mezzo alla folla vedemmo qua e là confusi ed incerti alcuni Turcos ed alcuni Zuavi, zoppicanti e con volti emaciati. Erano feriti; erano avanzi gloriosi di Wissembourg, di Woërt, di Gravelotte. Abituati a vedere questi fieri soldati, allorché nel cinquantanove baldanzosi e trionfanti traversarono l'Italia, noi provammo un senso di dolore nel vederli ridotti in tale stato.


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Da Firenze a Digione
Impressioni di un reduce garibaldino
di Ettore Socci
Tipografia sociale Prato
1871 pagine 297

   





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