Pagina (78/297)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

      Così giungemmo fino a un kilometro dalla città; pareva che i Prussiani non si fossero anche accorti di noi; un subitaneo schioppettìo di fucilate ci rese sicuri che la nostra avanguardia era alle prese cogli avamposti dell'inimico.
      I nostri superiori ci diedero l'ordine che ad ogni scarica, ci buttassimo nei fossi che fiancheggiavano la strada; questi erano pieni d'acqua, e allorché il lampo annunziatore delle palle vicine si faceva vedere in quel buio, noi prendevamo dei bagni, nè troppo comodi in quella stagione, nè troppo puliti. Però di tratto in tratto ci si avanzava, tra quel diavoleto: le nostre trombe suonavano avanti; avanti, gridavano gli ufficiali; avanti si gridava noi tutti, e come un sol uomo, ci spingevamo, ci accalcavamo, per quella strada che poco dopo doveva essere ingombra da mucchi di deformati cadaveri. Già qualche ferito emetteva grida strazianti, già l'aria s'impregnava di quel simpatico odore di polvere che suole accompagnare i combattimenti, già il lontano rullo del tamburo, il subito guizzo che pari a lingua di fuoco si ripercuoteva per tutta quella estensione, e il fischio non interrotto mai delle micidialissime palle nemiche, ci rendeva sicuri che assistevamo ad un'imponente battaglia.
      Le scariche dei Prussiani di minuto in minuto crescevano d'intensità, eppure noi fedeli ai nostri ordini non ci azzardavamo a far uso delle nostre armi, quando quei vili delle guardie mobili cominciarono a scappare e a tirar fucilate all'indietro, fucilate che colpivano noi, non i Prussiani.


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

Da Firenze a Digione
Impressioni di un reduce garibaldino
di Ettore Socci
Tipografia sociale Prato
1871 pagine 297

   





Prussiani Prussiani Prussiani