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      - E mi onora egli - disse madame de L*** interrompendo La Fleur - di un biglietto in risposta?
      Madame de L*** lo interrogò con tanta fiducia che a La Fleur non bastò l'animo di contraddirle; e gli tremava il cuore per l'onor mio, e probabilmente per l'onore suo proprio, come s'egli fosse uomo da starsi con un padrone trascurato en égards vis-à-vis d'une femme; e non sí tosto madame de L*** gli domandò se le recava un biglietto:
      - Oh qu'oui - le rispose; e gittandosi a piedi il cappello, e pigliandosi con la mano sinistra la falda della tasca dritta, comincia a frugarvi con l'altra mano: tenta l'altra falda - Diable! - fruga per ogni tasca: tasca per tasca in giro, né si dimentica del taschino - Peste! - votò dunque le tasche sul pavimento, esponendo un collarino sudicio, un pettine, una pezzuola, un frustino, un cuffiotto, e dava un'occhiata dentro e fuori al cappello - Quelle étourderie! - Aveva lasciato il biglietto sulla tavola della locanda; correva per esso, né starebbe tre minuti a portarlo.
      Io m'alzava da cena, quando La Fleur capitò a ragguagliarmi del caso, e me lo contò puntualmente, suggerendomi, con mia buona grazia che, se monsieur (par hasard) si fosse dimenticato di rispondere alla lettera di madame, quest'espediente gli dava adito di ripiegare al faux pas: quando che no, le cose starebbero come stavano.
      Veramente io non era certo se la mia étiquette m'ingiungeva di scrivere o no; ma quand'anche io scrivessi, neppure il diavolo poteva adirarsene(55): né io doveva mostrarmi ingrato allo zelo ufficioso d'un servo tenero dell'onor mio; e quand'anche egli avesse errato ed io mi vedessi mal mio grado impacciato, non si poteva imputarlo al suo cuore.


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Viaggio sentimentale di Yorick lungo la Francia e l'Italia
Yorick (Lorenzo Sterne)
di
pagine 163

   





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