Pagina (31/624)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

      —
      La zia Cloe si gettò addietro sulla seggiola ridendo sgangheratamente di quell’arguzia del suo padroncino, e rise tanto di cuore, che le lacrime scorsero sulle sue guance d’ebano. Ella si pose a folleggiare con lui dicendo:
      — Va’ là, va’ là, furfantello, vuoi farmi crepare dalle risa! — E la zia Cloe fu presa in questo punto da una più forte convulsione di riso, cosicché Giorgio cominciò a credersi veramente un ragazzo di spirito e a pensare che d’allora in poi doveva porre grande attenzione a chi si rivolgeva quando gli venisse il ticchio di celiare.
      — Voi dunque ne empite spesso le orecchie a Tom? Oh, guardate di che s’intrattiene questa gioventù! Lo volete davvero soverchiare, quel povero Tom! Ah, padroncino Giorgio, fareste ridere anche un morto!
      — Sì. Io dissi a Tom: «Vorrei pur farvi assaggiare i pasticci di zia Cloe. Sono i migliori dei mondo».
      — Povero Tom! — soggiunse la zia Cloe, che per tenerezza di cuore sentiva pietà della dura condizione di quell’infelice giovanotto. — Voi dovreste invitarlo qualche giorno a pranzo da noi; sarebbe un’azione meritoria. Già sapete, padroncino Giorgio, che non bisogna credersi da più degli altri a cagion dei propri vantaggi; questi ci sono concessi dall’alto, non è vero? Convien pure ricordarsene, — disse la zia Cloe con voce solenne.
      — Va benissimo; io inviterò Tom un giorno della prossima settimana, ed al resto penserete voi, zia Cloe. Lo impinzeremo in modo da farlo stare a letto per quindici giorni.
      — Sì, sì, ma davvero, — disse la zia Cloe tutta gongolante — vi farò veder io!


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

La capanna dello zio Tom
di Harriet Beecher Stowe
Editore Salani Firenze
1930 pagine 624

   





Cloe Cloe Giorgio Tom Tom Giorgio Tom Cloe Tom Cloe Giorgio Cloe Tom Cloe Cloe