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      — Ha figli? — domandò miss Ofelia.
      — Sì, ne ha due.
      — Le deve rincrescere di esserne separata.
      — Capite bene ch’io non ho potuto condurli meco. Essi erano due sudici bambocci, e naturalmente avrei avuto schifo di vedermeli intorno. Aggiungete che Mammy avrebbe dovuto dar loro troppo del suo tempo: ma io credo ch’essa ne conservi tuttora un certo rancore segreto. Mammy non vuole rimaritarsi, ed io son certissima, benché ella sappia quanto le sue cure mi siano indispensabili e quanto sia infiacchita la mia salute, che, se potesse, ritornerebbe domani da suo marito. Eccovi ora dimostrato come sono egoisti perfino i migliori di costoro!
      — Fa ribrezzo a pensarvi! — disse seccamente Saint-Clare.
      Miss Ofelia lo guardò fisso negli occhi, e vide un rossore d’indignazione repressa salirgli al viso e un sogghigno di amara ironia sfiorargli le labbra.
      — Nondimeno essa è stata sempre la mia prediletta, — continuò a dire Maria. — Vorrei che i vostri servi del Nord potessero vedere il suo guardaroba, pieno di vesti di seta e di mussolina, e di fazzoletti di tela batista. Qualche volta ho speso mezza giornata nel guarnire le sue cuffie affinché ella potesse recarsi con onore a una festa. Se si parla poi di cattivi trattamenti, può dirsi che Mammy non sa che cosa siano: fu frustata soltanto una volta o due in tutta la sua vita. Tutti i giorni ella beve il suo buon caffè, oppure il tè, carico come il nostro, col suo bravo zucchero bianco; è un grande abuso questo, lo so: ma che volete? Saint-Clare ama che i nostri schiavi nuotino nell’abbondanza; fatto sta che si permette loro di sodisfare tutti i capricci: ed io credo che se essi sono tanto egoisti, in parte è colpa della nostra troppa indulgenza.


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La capanna dello zio Tom
di Harriet Beecher Stowe
Editore Salani Firenze
1930 pagine 624

   





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