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      — disse Finca, dando un’occhiata per disopra ai macigni verso gli assalitori che tumultuosamente ascendevano per l’angusto sentiero. — Ci piglino, ora, se possono! Per raggiungerci, converrà che s’inoltrino ad uno ad uno fra queste due rocce, a tiro delle vostre pistole, amici miei, vedete!
      — Vedo; — rispose Giorgio — poiché ora è affare nostro, lasciate che ne corriamo tutti i rischi.
      — Fa’ pure, Giorgio; — disse Finea masticando alcune foglie di gelso selvatico — ma tu consentirai ch’io diriga le operazioni. Oh, guarda, i malandrini si son fermati a deliberare e voltano la faccia in alto come galline che vogliano lanciarsi a volo sulla pertica! Non faresti bene a dir loro una paroletta d’avviso prima che comincino ad arrampicarsi, e avvertirli bellamente che, se vengono su, riceveranno una buona palla ciascuno? —
      La banda degli assalitori, che ormai si scorgevano distintamente alla luce dell’aurora, si componeva dei nostri vecchi conoscenti Tom Loker e Marks accompagnati da due agenti di polizia e da alcuni vagabondi trovati alla taverna, i quali, sedotti a forza di acquavite, erano stati lietissimi di partecipare a una spedizione di quella sorta.
      — Ebbene, Tom, ecco i tuoi conigli presi nella tana, — disse uno dei furfanti.
      — Sì, li ho visti montar su per di qua, ed ecco un sentiero, — disse Tom Loker. — Io sono d’avviso che si debba montare dietro a loro. Non possono più fuggire, e presto li avremo in nostra mano.
      — Però essi potrebbero tirar su noi di dietro i macigni, — disse Marks — e questo sarebbe veramente un brutto affare, mi capite!


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La capanna dello zio Tom
di Harriet Beecher Stowe
Editore Salani Firenze
1930 pagine 624

   





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