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      — Perché? — rispose la donna. — Io non ho bisogno di aiuto!
      — Mi sembrate malata oppure avete qualche affanno.
      — Non sono malata, — rispose quella seccamente.
      — Io vorrei, — soggiunse Tom, guardandola con benevolenza profonda — vorrei persuadervi a non bere più come siete solita fare. Non sapete che ciò sarà la vostra rovina, del corpo e dell’anima?
      — So bene che m’incammino verso l’inferno; — disse la donna con viso tetro — non occorre che me lo diciate. Io sono brutta, sono perversa, e vo diritta all’abisso. O Signore Iddio, vorrei che questo già fosse! —
      Tom rabbrividì a queste parole orrende pronunziate con risolutezza e acerbità.
      — Il Signore abbia pietà di voi, povera donna! Non avete mai udito parlare di Gesù Cristo?
      — Gesù Cristo!... Chi è Egli?
      — È il Signore, — rispose Tom.
      — Sì, mi sembra d’aver udito parlare del Signore, del giudizio, delle pene dell’inferno. Qualche cosa ne ho sentito dire.
      — Ma nessuno vi palesò mai quanto Gesù Cristo amò tutti noi, poveri peccatori, fino a morire per la nostra salvezza?
      — Come farei a sapere tutte queste cose? — rispose la donna. — Mai nessuno mi volle bene, da che morì il mio vecchio.
      — Dove foste allevata?
      — Nel Kentucky. Un uomo mi teneva colà a nutrir fanciulli, per venderli poi sul mercato. Un giorno vendette me pure a un trafficante, dal quale il mio padrone mi comprò.
      — Perché vi siete data al vizio di bere?
      — Per dimenticare la mia miseria. Ebbi un figliuolo, da che son qui. Speravo che me lo lasciassero allevare perché il padrone non trafficava.


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La capanna dello zio Tom
di Harriet Beecher Stowe
Editore Salani Firenze
1930 pagine 624

   





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