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      — Oh, via, cugina, — disse Agostino, sedendosi a terra, ai piedi di miss Ofelia — non parlate in modo sì solenne in queste ore tanto calde! Può forse l’uomo inalzare la mente a sublimi contemplazioni, quando il suo corpo è tormentato dalla vampa del sole e dalle punture degl’insetti? Quando il corso degli avvenimenti richiede che esso tenga una o due dozzine di negri, bisogna adattarsi all’opinione pubblica...
      — Oh, Agostino, non parlate sul serio!
      — Ma sì, ma sì! Ascoltate. — disse Saint-Clare, il cui viso si atteggiò a un tratto a gravita. — Non vi può essere, almeno lo credo fermamente, che una sola guisa di pensare sulla questione astratta della schiavitù. I piantatori che se ne giovano, gli ecclesiastici che vogliono ingrazionirsi i piantatori, i politici che se ne fanno un mezzo di governo, possono alterare e torcere il linguaggio e la morale, in modo da fare stupire tutti gli uomini per la loro accortezza, possono violentar la natura e la Bibbia a pro del loro sistema. Ma in sostanza, né essi né il mondo s’illudono di questo. La schiavitù è un’invenzione del diavolo, il quale, istituendola, ha dato un saggio di ciò che è capace di fare. —
      Miss Ofelia rimase attonita. Saint-Clare, godendo dello stupore di lei, continuò:
      — Che ve ne pare? Non vi aspettavate di udirmi parlare a questo modo. Ma se avrete pazienza di ascoltarmi fino alla fine, mi assolverete facilmente. Questa maledetta istituzione, esecrata da Dio e dagli uomini, che cos’è, in sostanza? Spogliatela di tutti i suoi ornamenti, scavate fino alla radice, fino al germe; che è questo alla fine?


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La capanna dello zio Tom
di Harriet Beecher Stowe
Editore Salani Firenze
1930 pagine 624

   





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