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      Nella voce di miss Ofelia era più forza persuasiva che nelle sue parole, e le sincere lacrime ch’ella versava erano anche più eloquenti.
      Da quell’ora, essa acquistò sull’animo di quella povera creatura derelitta un potere che non perdette mai più.
      «Oh Eva mia, nella breve tua apparizione sulla terra, quanto bene facesti!» pensò Saint-Clare. «Ed io, che conto avrò da rendere dei miei lunghi anni!»
      Di nuovo s’udì nella camera un sussurrare sommesso ed un rumore di passi leggeri; tutti venivano, l’un dopo l’altro, a guardare per l’ultima volta la bella estinta.
      Poi fu recato il piccol feretro, e allora seguirono i funerali. Parecchie carrozze si fermarono alla porta di casa, alcuni estranei presero posto nella sala. Si videro nastri e sciarpe di niveo candore, veli ondeggianti, abiti di lutto; furono lette parole della Bibbia, recitate preghiere; e Saint-Clare andava innanzi e indietro, come un uomo che ha esaurito tutte le sue lacrime. Egli non vedeva altro che quella bionda testa adagiata nel feretro. Ma quando il lenzuolo le fu disteso sopra e il coperchio serrò la bara, il povero padre seguì gli altri in fondo al giardino, presso quel sedile di musco dove spesse volte Tom aveva portato in braccio la fanciulletta dondolandola con la sua cantilena dei noti inni. Colà era scavata la piccola fossa; ivi Agostino si fermò. Vide calar giù la piccola bara, udì confusamente pronunziare le solenni parole: Io sono la resurrezione e la vita; colui che crede in me, quand’anche sia morto, vivrà sempre.


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La capanna dello zio Tom
di Harriet Beecher Stowe
Editore Salani Firenze
1930 pagine 624

   





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